L'intera settiimana passata a disegnare percorsi, possibili e impossibili, a fantasticare di cavalcate su prestigiosi passi alpini oppure alla conquista di qualche cima del Challenge BIG.
Poi la consultazione del meteo, anche quella giorno per giorno, perfino esasperante alla fine, in questa estate che non ne vuole sapere di regalare un'intera giornata di bel tempo.
Disegno questo percorso che, nella più rosea delle previsioni, dovrebbe portarmi a raggiungere direttamente l'ammiraglia in quel di Mandello del Lario.
Gli avvenimenti però (alias la mia lentezza) mi costringeranno a limitare il percorso fino al trivio di Fuentes (Colico-Piantedo)
E' un giro impegnativo che mi ha tolto il sonno per giorni. Mi preoccupava più di tutto il farlo in solitaria (cosa inusuale per me), poi il fatto che per il 90% si snoda in terra straniera e poi perchè un eventuale "recupero" avrebbe richiesto parecchio tempo e Km di auto su strade non propriamente comode.
Mi sforzo di non pensarci.....
La partenza è dal mio lettino, in quel di Tirano.
Sveglia alle 5.15 del mattino, ultimi preparativi e colazione con the, fette biscottate, pane e marmellata. Un'occhiata fuori per scrutare il cielo. Davano da sereno a poco nuvoloso, ma quello che vedo verso la Val Poschiavo non sembra particolarmente promettente...
Intorno alle 6.00 sono pronto per partire e decido di farmi un giretto per il paese giusto per non iniziare a freddo la salita che mi porterà al passo del Bernina (oltre 30 km per 1900 metri di dislivello).
Attacco il Bernina alle 6.15. La temperatura è fresca (e diventerà fredda man mano che prenderò quota), inizio con passo regolare senza strafare nella consapevolezza che questo sarà lo scoglio più duro della giornata e che sarà importante limitare i danni.

Salire di buon mattino mi evita in buona parte il traffico estivo che viaggia verso Livigno.
Il primo gradino si conclude a Miralago (quota 1.000 slm circa), dove al viandante si apre la vista sull'ampia conca che ospita il lago di Poschiavo.
La strada spiana e così rimane fin quasi all'uscita da Poschiavo. Un altro km e arrivo a San Carlo. L'attacco vero e proprio del Bernina si trova qui, anche se ormai mi sono già sparato circa 600 mt di dislivello
Nel km successivo un segnale d'allarme: sento delle fitte dolorose nella zona del malleolo destro... azz... che sarà mai ? non ho mai avuto problemi del genere, ma se continua così il rischio di fare dietro-front è quasi una certezza.
Fortuna, come è venuto, il fastidio scompare.
La salita, pur non presentando pendenze proibitive, è lunga ed estenuante. Dopo un altro intervallo a La Rosa (1850 slm), dove la strada spiana in un'amena conca, si riprende a salire fino al bivio de La Motta che porta verso Livigno e poi verso il passo vero e proprio.
Giunto in vista del bivio, vedo spuntare una colonna di ciclisti, proveniente dalla Forcola di Livigno, che sembra non finire mai. E che cavolo (!?).
Raggiunto il bivio mi ritrovo in mezzo a questi colleghi e mi accorgo che indossano un pettorale di gara: "Engadin Rad Maraton". Minc... sono finito in mezzo ad una selva di granfondisti che - manco a dirlo - hanno un passo decisamente superiore al mio.
Tuttavia, giungo allo scollinamento del passo in compagnia di quelli probabilmente più scarsi.
Fa un freddo barbino, mi vesto come si vede, il tempo di ammirare le nevi perenni, di scattare un paio di foto e di mangiare un panino dolce e via, a scendere verso Pontresina e Silvaplana
Lo spettacolo della natura in questo tratto fra il passo del Bernina e Silvaplana, con le cime maestose, i ghiacciai, i laghi, è davvero affascinante.
Il personale addetto alla GF segnala ampiamente l'immancabile presenza dei binari della Raetische Bahn - Ferrovia Retica (trenino rosso)
Poco prima di raggiungere il bivio per il Morterasch c'è un passaggio a livello. Manco a dirlo, ci arrivo insieme ad una decina di granfondisti e dobbiamo bloccarci perchè sta arrivando un treno e le sbarre si stanno abbassando. Un'occasione da non perdere! Tiro fuori il cellulare in tutta fretta e scatto una foto... solo che il treno è già passato ;-(
Ancora poca discesa e poi tocca pedalarla per arrivare fino al bivio per St. Moritz all'altezza di Celerina. Un breve tratto di salita e si giunge alla notissima e prestigiosa località turistica.
Sosta tecnica, e ripartenza in falso piano per raggiungere Silvaplana.
L'attacco dello Julier non è per niente simpatico, con i primi 500 mt al di sopra del 10%. Poi però la salita si fa progressivamente più comoda regalando tratti in falso piano e qualcosina anche in leggera discesa.

La salita è più o meno come me la ricordavo, avendola percorsa in auto qualche anno fa per andare a Coira. Niente di speciale sia tecnicamente sia paesaggisticamente.
Comunque, da Celerina, sono altri 500 metri di dislivello da mettere in saccoccia. Durante questo tratto compare uno dei pochi raggi di sole che la giornata mi regalerà, alla faccia delle previsioni meteo
Giunto al passo manco a dirlo ci trovo un vento gelido che ti si porta via. Di nuovo sosta tecnica per la vestizione, piccola fotografia, il tempo di incassare gli sguardi ammirati (?) di un nugolo di motociclisti, e prendo la discesa verso Tiefencastel. Ecco, questo è stato il momento psicologicamente più difficile e già lo sapevo... scendere di qui porta in quello che si può definire "punto di non-ritorno". Cerco di non pensarci e via... verso la discesa.
Discesa .. discesa... è una parola grossa. Si scende a gradini, con in mezzo diversi tratti in cui tocca pedalare per davvero. Come le odio 'ste cose, cribbio... sapere di partire da 2200 mt e dovendo arrivare ai
700 mt di Thusis uno si aspetterebbe una bella discesona. Macchè... nel primo tratto ci sono un sacco di tornanti ravvicinati... poi si prosegue con un fondo stradale veramente pessimo, poi un tratto che è
ancora peggio per dei lavori in corso. Poi si va avanti con falso-piani, poi una risalita nei pressi di un lago artificiale.
Insomma, questi km mi indispettiscono parecchio. Vengo comunque ripagato dai paesaggi alpini e dalla vista di incantevoli villaggi, ordinatamente raccolti e puliti, con i prati perfettamente sfalciati e l'immancabile
chiesetta posta proprio nel mezzo.
Da Tiefencastel verso Thusis, passate senza troppi problemi un paio di gallerie (mi sono comunque premurato di installare una lucina rossa intermittente sul canotto reggisella), si evita l'ultima prendendo verso destra (ampiamente segnalato il divieto per le bici e la conseguente deviazione). Finalmente a Thusis vado alla ricerca di una fontana che trovo sulla via centrale. Particolarmente generosa di acqua e con la concomitante
presenza di una panchina, perfetta per la mia sosta pranzo (in effetti sono passate le 12.00 ed è il momento di mangiare qualcosa di serio). Bevo copiosamente e nel frattempo ingurgito un panino di bresaola e mezzo panino di crudo. Vengo avvicinato da un indigeno che attacca bottone in un italiano stentato (che è comunque di gran lunga migliore del mio tedesco).
Esprime ammirazione per la bici e per il sottoscritto. Quindi si allontana tutto contento continuando a ripetere "grazie, grazie, grazie". Non è la prima volta che mi capita da queste parti... si incontrano persone qui che sembrano godere della possibilità di scambiare quattro parole con il nostro idioma. Forse perchè questo sembra rinfrescare in loro piacevoli ricordi di anni passati, o forse... non lo so...
Terminate le libagioni, vuoi per la quota relativamente bassa vuoi che finalmente compare un altro raggio di sole, per la prima volta nella giornata ho il coraggio di svestirmi e rimanere con le maniche corte.
Riparto verso Splugen. Questo tratto me lo godo proprio, entrando in una valle selvaggia, stretta come un budello, con le rocce a picco che mettono in seria difficoltà la ricezione satellitare del Garmin.

Tratti di salita, mai troppo impegnativa, si alternano a pianura, brevi discese e così via fin quando - a pochi km da Splugen - si raggiunge un lago e per un breve tratto si pedala paralleli ad una statale trafficatissima.
La risalita verso Splugen prosegue e qui mi becco qualche goccia di poggia, per fortuna l'unica di giornata. Entro in Splugen con il cuore trionfante, sento la gamba ancora "in palla" e, pur non conoscendo affatto la salita, ho bene in mente il suo grafico altimetrico e ormai sento che nulla mi può fermare.
Mi fermo ad un crocevia, scatto un paio di foto (di fronte a me un rettilineo poco promettente che segna l'inizio della salita allo Spluga...). Pronti-via. Al termine del rettilineo una bella serie di ampi tornanti che rendono la salita quasi godibile. I primi 200 metri di dislivello sono una passeggiata. Poi le cose si fanno complicate... comincia ad alzarsi un vento fastidioso e freddo che, a seconda della direzione di salita, soffia a favore o in direzione contraria. Inutile dire che, quando mi soffia in faccia, mi è difficile trattenere il disappunto (o meglio le imprecazioni).
Faccio appello alla mia concentrazione e gioco in difesa nei momenti avversi per ripartire all'attacco nei momenti favorevoli. Diventa quasi un gioco, una sfida, fra me, il vento e la salita.
Arrivo in vista della dogana svizzera e per un attimo mi illudo di aver concluso gli sforzi, non fosse che l'altimetro (che oggi mi ha dato parecchie soddisfazioni...) mi avvisa che sono poco oltre i 2.000 metri.
Ne mancano ancora un centinaio di metri per arrivare al passo, ma vanno via in men che non si dica, sono troppo gasato.
Ed eccomi, finalmente al passo dove, nonostante il vento freddo ed impietoso, mi concedo una comoda sosta per rivestirmi, smangiucchiare qualcosa, fare delle foto. Stavolta mi infilo anche i guanti lunghi, rinuncio però ai gambali (mai usati in tutta la giornata). Giù in discesa verso Chiavenna.... anche qui avevo pensato male.... non ci sono molti tratti dove è possibile fare velocità. Tornanti stretti, fondo stradale in pessime condizioni. Superato il pianoro ed il lago a Monte Spluga, ancora tornanti strettissimi, gallerie ancora più strette e non illuminate, un traffico di auto impossibile.
La valle è impervia ed impressionante, meglio non indugiare troppo a guardarsi in giro. Mentre penso che questo versante è sicuramente migliore fatto in salita, evitando le ore di punta del traffico, cosa che lo trasformerebbe in un incubo, continuo a scendere e l'arrivo a Chiavenna sembra non giungere mai.
Ricevo un sms, mia moglie ha terminato i suoi impegni e viene a recuperarmi a Colico... ok bene.. Dopo ulteriori 7-8 Km finalmente compare il cartello "Chiavenna".
Mi fermo nei pressi della rotonda che smista il traffico verso Maloja-Spluga-Colico-Gordona. Svestizione e ripartenza in direzione di Gordona per evitare la statale.
Questi 20 km di fondo valle sono noiosi, ma aiutato dal vento per diversi minuti riesco a superare i 40 km/h e ad arrivare sul luogo dell'appuntamento in poco più di mezz'ora.
Il sommario della giornata: 205 km - 4000 mt di dislivello - 3 passi alpini - 2 salite inedite (Julier - Spluga). Son soddisfazioni :-)
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