domenica 8 agosto 2010

Lago d'Idro e salita al rifugio Alpo

Menu del giorno, una delle salite più dure che abbia mai affrontato. Giusto per rendere l'idea, consigliata vivamente la tripla oppure la Mtb.

Occhio al grafico:


Partenza da Anfo, sul lago d'Idro.
Una decina di km assai gradevoli, ci portano a Ponte Caffaro e quindi a Baitoni, da dove parte il nostro Calvario quotidiano. Arriviamo ai piedi della salita con i muscoli bene in temperatura, complice il tratto sul lungo lago infarcito di sali-scendi.
Ho atteso con ansia l'attacco della salita, ma me ne sono pentito ben presto.
Sono le 10.00 circa del mattino ed il versante è ben ombreggiato, la temperatura gradevolissima. Tuttavia la salita è di quelle che subito dà ad intendere che non ci saranno tanti motivi di relax. Le gambe mi dicono che siamo costantemente sul 10% di pendenza, tuttavia perlomeno nei primi km, compaiono dei tornanti o dei tratti molto meno ripidi che lasciano rifiatare.
Si giunge a Bondone allungando ogni tanto la vista sul Lago d'Idro che stiamo sopravanzando da posizione privilegiata.
Nonostante la domenica d'agosto, il traffico è trascurabile e mi godo la quasi totale solitudine ascoltando il mio respiro e le mie sensazioni.

Ecco, dal cartello che indica l'uscita da Bondone, inizia la parte veramente dura di questa salita incredibile


Vale la pena concedersi delle pause per apprezzare i panorami sul sottostante lago d'Idro

Usciti da Bondone la strada si inerpica senza pietà, stretta e asfaltata in modo abbastanza approssimativo, come capita spesso su queste stradine di montagna.



















Si sale costantemente sopra al 10% di pendenza, metro dopo metro, pensando "dai, dietro quella curva di sicuro spiana un po'".
Purtroppo non è così, anzi, dispettosa e crudele la salita diventa sempre più dura e impietosa, mettendo in difficoltà anche le poche auto che ardiscono di affrontarla.

Un tornante particolarmente impegnativo

E infatti incontro tratti con pendenze al 20-21%, veramente assurdi, che mi portano vicino alla rinuncia.
Ma dove non sembrano arrivare le forze fisiche, arrivano in aiuto le forze mentali... suddivido la strada in piccole tappe da 50-100 metri e alla fine l'ho vinta !
Raggiungo il termine della salita con grande soddisfazione (e anche sollievo, ovviamente), dove sembra che mi attendano un gruppetto di ciclisti in MTB che, dopo un'occhiata di ammirazione nei miei confronti per l'impresa appena compiuta, si dilungano in descrizioni sui possibili percorsi da quel punto in poi.
Ascolto con attenzione, ma non ho alcuna voglia di proseguire dopo quella fatica immane... giro la bici e torno al mittente con estrema prudenza, ma pieno di orgoglio

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