venerdì 9 settembre 2011

Il Mortirolo da Tovo S. Agata

Oggi pomeriggio ci sono andato, quasi per caso, solleticato dal mio compagno di pedalate.

Partiti da Tirano per il consueto giretto del dopo-lavoro, abbiamo fatto una sosta presso l'ottimo negozio Valtellina Bike di Tovo per una piccola messa a punto e quindi ci siamo avviati.

In realtà, almeno nelle intenzioni, si trattava solamente di andare a vedere dov'era l'attacco di questa mostruosa salita.
Quindi ci siamo avviati e poi, già che ci trovavamo, siamo andati fino in cima.
Visto il vociferare sulla tappa del giro d'Italia 2012, che dovrebbe passare di qui, volevamo anticipare l'immancabile assalto a questo "trofeo".
Salita affrontata con le specialissime.. io con il 34x27 e il mio amico con il 34x28, entrambi giovanotti sulla cinquatina temerari e attirati dalle sfide "impossibili".

Info anche sul sito salite.ch, dal quale si può osservare il seguente grafico



La salita ha continui strappi anche violenti, alternati a brevi tratti dove si può respirare.

Particolarmente stretta ed immersa quasi completamente nella boscaglia, prima di castagni e poi, man mano che si prende quota, di betulle, pini, larici e abeti.

Ci arriviamo stringendo i denti in più di un'occasione, fino a raggiungere un bivio che ci indica, sulla nostra sinistra, la direzione Lot-Mortirolo.
Da qui e per 1.5 km la strada diventa sterrata e in leggera discesa, per poi risalire per un breve tratto con pendenze severe, percorribile a mio parere solo in condizioni di asciutto.
Abbiamo dovuto infatti fare ricorso ad una certa perizia soprattutto quando la pendenza ci ha obbligati a salire sui pedali, dal momento che la ruota posteriore  scivolava via perdendo aderenza.


Poco dopo ci siamo trovati di fronte il tratto veramente infernale, di bitume bianco, con un 300-400 metri davvero al limite del disumano che ci hanno obbligato al fuori sella e a controllare costantemente la frequenza cardica ormai impazzita.

Superato lo scoglio più importante abbiamo proseguito verso il tratto finale che al confronto ci è sembrato quasi una passeggiata, fino a scollinare collegandoci alla strada proveniente da Mazzo ad una quota di poco superiore ai 1.700 mt slm

Al ritorno poi si era fatto tardi ed abbiamo quindi provato il brivido - oltre a quello indotto dal freddo - di scendere dal Mortirolo fino a Mazzo con il buio della sera che incalzava. Uno spettacolo fantastico la
luce del crepuscolo con i paesi del fondo valle già illuminati e lo specchio della diga di Lovero che rifletteva l'ultima luce verso occidente.
Poi sull'ultimo tratto del sentiero Valtellina verso Tirano (non illuminato) abbiamo dovuto inserire il pilota automatico per non andare a schiantarci contro un qualche albero

PS
Resto comunque dell'idea che sia una salita più adatta alla mtb che alla bici da strada

sabato 3 settembre 2011

Tirano - Bernina - Maloja - Chiavenna - Tirano

Eccoci qui... dopo aver fatto lo stesso percorso nel senso inverso (descritto in questo articolo), a sfidare di nuovo un itinerario che supera (anche se di poco) i 200 km.



Parliamo subito delle insidie di questo "giretto":
Partenza immediatamente in salita.. passati davanti alla basilica di Madonna di Tirano in direzione della frontiera con la Svizzera, la strada inizia subito a salire con pendenze a tratti anche severe, fino a giungere a Miralago dove si può godere la splendida vista del lago di Poschiavo. Quindi tratto quasi pianeggiante fino a Poschiavo e poi di nuovo in salita... e che salita ... fino al passo del Bernina. Troverete davanti a voi una strada ampia, non troppo ripida, ma decisamente lunga e sfiancante.
Da Tirano fino al passo sono 1.900 metri di dislivello.. ce ne sarebbe già a sufficienza per ritenersi soddisfatti e tornarsene a casa.. o no ?

Si prosegue scollinando ai 2.330 mt del passo, uscendo dalla Valposchiavo ed entrando nell'altopiano Engadinese.

Quest'oggi in Engadina c'è una discreta inversione termica.. al passo misuriamo una temperatura superiore ai 22°, mentre durante la discesa verso Pontresina registriamo un progressivo calo fino ad arrivare a 15°.

In questo tratto possiamo ammirare il lago bianco, nonchè alcune bellissime vette - ambite mete degli scialpinisti. Sfioriamo i parcheggi al servizio degli impianti di risalita di La Galp e Diavolezza, raggiungiamo Morteratsch e la magnifiche viste del ghiacciaio e della vetta del Bernina.
Breve pausa alla stazione ferroviaria di Pontresina dove troviamo una fontana di acqua fresca e un bagno pubblico.

Ecoci però all'insidia successiva.
Poco dopo Pontresina, all'ingresso di una rotonda, bisogna prendere sulla sinistra in direzione di St.Moritz.
Un paio di km di nuovo in salita, dove becchiamo vento contrario.
Già... il vento.. giunti a St. Moritz ci sbatte in faccia tutta la sua "doce" carezza, trasformando una ventina di km in pianura/falso piano in uno dei tratti più duri e impegnativi della giornata.
L'unica consolazione sono i panorami mozzafiato che si aprono davanti a noi... le vette maestose e i laghi (St. Mortiz, Silvaplana, Maloja), un ambiente davvero fantastico.
Arriviamo al passo del Maloja sfiniti, pregustando però la sosta programmata a Chiavenna per una merenda.
Si giunge a Chiavenna con diversi km di discesa, a tratti anche molto veloce, alternati a tratti di pianoro nei quali è necessario spingere sui pedali.
La vallata è decisamente più amena rispetto alla Valposchiavo ed anche qui si scorgono paesaggi davvero incantevoli... quindi non scendete troppo veloci, mi raccomando..

L'ultima insidia, il fondo valle valtellinese.
Da Chiavenna a Tirano sono circa 90 km di piano/falso piano che non finiscono mai.
Ci si muove fra i 200 e i 400 mt di altitudine e la temperatura è decisamente più elevata.
Per evitare l'infernale traffico delle strade statali seguiamo questo itinerario:
- da Chiavenna, strada provinciale per Gordona - Samolaco, fino a Novate Mezzola, dove bisogna fare poi alcune deviazioni obbligatorie per evitare le gallerie.
- prendiamo poi la strada provinciale "Valeriana" in direzione di Dubino-Traona-Morbegno
- giunti a Morbegno, invece di attraversare il ponte sull'Adda ed immergersi nel centro cittadino, proseguiamo diritti per una brevissima salita, per poi ridiscendere subito verso Paniga.
Giunti a Talamona siamo costretti a percorrere un breve tratto di statale 38. All'incrocio per Tartano usciamo dalla statale ed entriamo nella provinciale orobica che ci porta fino ad Albosaggia.
Da qui entriamo nel Sentiero Valtellina che passa proprio di fianco al fiume Adda e lo percorriamo fino all'agognata destinazione.

lunedì 22 agosto 2011

Farsi guidare da uno smartphone Android

Con modica spesa è possibile utilizzare un comune smartphone equipaggiato con Android e sistema GPS per andare in giro come se avessimo un più costoso prodotto della Garmin.
Quali sono i vantaggi ?

  1. Eliminazione di tutti i fili di cablaggio e degli accessori di montaggio del ciclocomputer dalla bici;
  2. Diario informatizzato con relative statistiche (sia sul proprio PC che on-line sui numerosi siti internet che offrono gratuitamente tale servizio);
  3. Condivisione dei nostri percorsi con gli amici, anche su Facebook, Twitter, etc.
  4. Indicazioni sul percorso da seguire, sia su strada che off-road per le escursioni in MTB (anzi è in quest'ultima ipotesi che lo strumento può rilevarsi maggiormente utile)
  5. Con un solo strumento avremo con noi telefono, ciclocomputer, macchina fotografica, navigatore satellitare.

Quali sono i limiti ?

  1. La durata della batteria... tenere attivata la rilevazione GPS consuma parecchia energia. Potrete economizzare mettendo il telefono in modalità "aereo" e configurando il software di rilevazione della traccia GPS per un utilizzo che risparmi energia.
  2. Il montaggio sulla bici per avere le info sempre sottocchio. Esistono dei sistemi di bike-mount per cellulari che sono però piuttosto cari. Qualcosa di estremamente conveniente si può ottenere con il "fai da te" oppure cercando su Dealextreme
  3. La macchina fotografica. Gli smartphone di fascia economica non superano spesso i 2 megapixel.. vi dovrete accontentare


Cosa serve ?
La mia esperienza è basata su un telefono Samsung Galaxy Next, acquistato in offerta a 125 euro

Ho installato sul telefono l'applicazione Oruxmaps, ottimo software gratuito scaricabile dal Market di Android. Sicuramente il migliore e più completo fra tutti quelli che ho provato. Per la lista completa delle funzioni vi rimando al sito internet ufficiale
La schermata di Oruxmaps con visualizzazione della traccia su mappa

Schermata di Oruxmaps con riepilogo del percorso
Ho installato sul PC il software open-source e multipiattaforma Mobile Atlas Creator (MOBAC), disponibile anche per Linux poiché sviluppato in Java.
Questo software è necessario per creare le mappe personalizzate di navigazione off-line (quindi senza utilizzo del traffico dati del vostro telefono). Potrete anche decidere quali e quanti livelli di zoom avere a disposizione. Ovviamente maggiori dettagli richiederanno maggiore spazio su disco.
Ricordatevi solamente che le mappe per Oruxmaps devono essere nel formato Oruxmaps sqllite. Dopo averle create e salvate sul PC, vanno trasferite sulla SD del telefono nell'apposita cartella oruxmaps\mapfiles

Uno screenshot di Mobile Atlas Creator


Se avete già a disposizione la traccia GPX-TCX del percorso da fare, con Oruxmaps potete importarla e visualizzarla sulla vostra mappa off-line che avete preparato per la bisogna

E' più lunga da spiegare che da fare....

Alla fine di tutto questo potrete esportare il vostro tracciato su file, fare l'upload direttamente dal telefono su alcuni siti internet oppure spedire il file per email.

Alcuni indirizzi internet dove uploadare i vostri percorsi e tenere un vostro diario
Endomondo
Mapmytracks
Runkeeper
Ridewithgps

Per gestire il vostro diario sul PC di casa (open-source e multipiattaforma)
Mytourbook

Uno screenshot di Mytourbook

domenica 21 agosto 2011

Tirano - Aprica - Trivigno - Mortirolo - Grosio - Tirano

Mi rendo conto che i molti ciclisti che visitano la Valtellina lo fanno per scalare le "grandi salite" del giro d'Italia, ma personalmente l'itinerario che maggiormente consiglio è quello che ho affrontato oggi (anche con qualche "variante", se volete) e che ci porta sul Mortirolo per una via molto più "soft" di quella certamente più ambita che parte da Mazzo.



Da Tirano via ciclabile si raggiunge Stazzona (4 km). Inizia la salita verso il passo dell'Aprica, mai troppo impegnativa e lunga 12 km.

VARIANTE 1: salendo verso il passo dell'Aprica è possibile imboccare il bivio per il valico di Santa Cristina. Questa strada ci consente di evitare sia il passaggio per il centro abitato di Aprica che il passaggio dalla riserva naturale di Pian Gembro)

VARIANTE 2: Si può raggiungere l'Aprica per strada misconosciuta e piuttosto solitaria che prende avvio dall'abitato di San Giacomo di Teglio.
Seguire le indicazioni per Carona. Poco prima di giungervi prendere un bivio sulla sinistra fino a giungere ad una centrale idroelettrica. Da qui la strada risale un po' di dislivello per ricongiungersi con la statale dell'Aprica a circa 3-4 km dal passo.

VARIANTE 3
Da Tirano si può raggiungere Trivigno bassa passando per la frazione Cologna (tratto percorso recentemente in discesa dal giro d'Italia). La salita è per alcuni tratti impegnativa. Si salta tutto il tratto da Aprica a Trivigno bassa, ovviamente



Giunti all'Aprica, dopo aver scollinato e dopo un breve tratto di discesa, svoltiamo sulla nostra sinistra seguendo le indicazione per Pian Gembro / Trivigno.
Da qui, e fino al passo del Mortirolo, inizia secondo il mio modesto parere, la strada ciclisticamente più bella della Valtellina.
Strada stretta e mai troppo frequentata, alterna tratti duri ad ampi tratti rilassanti fino a Pian Gembro (quota 1.400 metri circa). Vi troverete immersi nella gradevole ombra di un bosco di conifere che vi darà conforto per quasi tutto il percorso (da Aprica al Mortirolo sono oltre 25 km).

La riserva naturale del Pian di Gembro

Vi saranno offerti ampi panorami ora sulla Valcamonica ed il gruppo dell'Adamello, ora sulla Valtellina, la Valposchiavo, la Val Grosina orientale, il versante orobico con le sue "Caronelle". Giunti a Trivigno, se avrete la fortuna di trovare una giornata limpida, il panorama si estende lungo la bassa Valtellina per offrire la vista anche sulla cima del Cervino (che notoriamente non è in Valtellina).
Panorama autunnale su Trivigno
L'arrivo a Trivigno bassa è preceduto da uno strappo ripido ma piuttosto breve. Ci attendono ancora un paio di km con dei tratti abbastanza impegnativi per arrivare e poi superare Trivigno e la sua deliziosa chiesetta. Tocchiamo quota 1.900 metri e dopo una serie di sali scendi, un tratto in rapida discesa ci fa raggiungere il laghetto di Guspessa.
Ancora qualche tratto in salita e poi, per una tipica strada taglia fuoco quasi completamente pianeggiante arriviamo al "vero" passo del Mortirolo dal punto di vista della toponomastica. Un ultimo tratto in discesa ci porta poi in pochi secondi al più ambito passo della Foppa, noto al grande pubblico e chiamato erroneamente Mortirolo.
Il ritorno a Tirano avviene scendendo per 3-4 km verso Mazzo e poi prendendo il bivio per Grosio, dove la strada un poco più ampia e certamente meno ripida ci consente di godere maggiormente la discesa.
Il tratto da Grosio a Tirano è coperto interamente dalla ciclabile del sentiero Valtellina o, in alternativa, dalla vecchia statale ora declassata a provinciale.

sabato 13 agosto 2011

Martina - Moseralm - Pillerhohe - Martina

Trasferta in Austria per questo bel giro, con 2 salite particolarmente impegnative ed inserite nel Challenge BIG

Info sul Moseralm
Info sul Pillerhohe

Ecco il percorso (inclusa un'escursione a Serfaus per non aver svoltato a Fiss, ma ne è valsa la pena perchè la cittadina è molto graziosa e quasi interamente pedonalizzata)




Si parte da Martina in Svizzera passando da un "canyon" e tenendo sulla propria destra un magnifico torrente. Alzando lo sguardo sulla nostra destra è possibile intravvedere l'ardita costruzione della strada che giunge dal passo Resia.
Si giunge ben presto in Austria su una strada ampia e perfettamente asfaltata e passando per alcune gallerie che non danno però alcun fastidio.
All'uscita dalla cittadina di Pfunds un divieto per i ciclisti ci impone di abbandonare la strada principale di fondo valle per prendere sulla nostra sinistra una strada secondaria, vallonata ma godibilissima, che attraversa in serie diversi villaggi.
Si passa poi sull'opposto versante orografico e si giunge a Ried im Obirentall dove, una volta attraversato il ponte sul torrente, attacca la salita.
La strada sale con una certa regolarità con la spiacevole sorpresa di un traffico piuttosto intenso. Giunti a Fiss si svolta a destra seguendo le indicazioni per l'impianto di risalita che arriva proprio alla nostra destinazione. Dalla stazione dell'impianto si tiene la sinistra e da lì inizia una stradina ripidissima con pendenze quasi proibitive che dà respiro solo per un tratto di un centinaio di metri, per poi riprendere con ancora maggiore violenza, seguendo la linea di massima pendenza.
Si arriva al traguardo dell'impianto di risalita veramente a pezzi, ma come sempre soddisfatti..



Breve sosta tecnica e ritorno sui propri passi fino ad un bivio per Ladis sulla nostra sinistra, che imbocchiamo. A Ladis una provvidenziale fontana ci consente di fare rifornimento di acqua fresca.
Proseguiamo per l'ampia e rapida discesa, che ci porta in breve tempo di nuovo nell'abitato di Ried, da dove si prosegue sempre per strada secondaria in direzione di Prutz.
Attacchiamo la salita al volger del mezzogiorno e il caldo, oltre alle energie spese negli ultimi km del Moseralm, ci fanno percepire - se possibile - la salita verso Pillerhohe ancora più dura.


Dopo un avvio relativamente rilassante, la strada si impenna senza mollare mai la presa ed è necessario stringere i denti parecchio per non mettere piede a terra. Qui fortunatamente il traffico è molto più limitato e gli ultimi km vanno via con grande fatica ma aiutati dalla consapevolezza che ormai ce l'abbiamo fatta. Una volta scollinato sappiamo che ad attenderci c'è la cavalcata trionfale verso il ritorno a casa (o meglio, alla nostra auto).
Le nostre fatiche sono ripagate da panorami stupendi sul fondo valle e sul versante opposto della montagna (dal quale peraltro siamo scesi poco prima...).
Prendiamo la discesa verso Fliess senza troppa fretta, perchè soprattutto i primi km la strada è stretta e con delle curve insidiose.
Giunti finalmente a Fliess, prima di riprendere il fondo valle, ci concediamo una pausa nel ristorante immediatamente sulla nostra sinistra.
Dopo un'attesa insolitamente lunga, finalmente ci viene servito uno strudel assolutamente divino!!!! Tracanniamo con ingordigia anche un gran boccale di radler (bevanda a base di birra e limonata) e siamo poi pronti per tornare rapidamente alla nostra auto, dove arriviamo stanchi ma entusiasti.