domenica 19 luglio 2009

Colle dell'Agnello

Il week-end pedalatorio nel cuneese si chiuse in bellezza, la domenica mattina, con la salita al Colle dell'Agnello.

Il profilo altimetrico del Colle dell'Agnello

La giornata è da incorniciare: cielo terso e totale assenza di nuvole.
Ci si avvia a passo regolare e subito avvertiamo che la gamba non è poi così brillante, viste le fatiche del giorno precedente.
Verso il colle

Tuttavia, man mano che saliamo, prendiamo il giusto ritmo e la fatica sembra più sopportabile.
Poco sopra l'abitato di Casteldelfino avvistiamo un capriolo, che ad ampi balzi attraversa la carreggiata per poi tuffarsi nel bosco. Questi incontri ravvicinati con la fauna selvatica sono sempre affascinanti e per alcuni minuti pedaliamo senza nemmeno accorgecene.
La salita poi, per nostra fortuna, è perfettamente abbordabile e concede ampi tratti di respiro fino ad arrivare a Ponte Chianale.
Il cartello indica il bivio verso Chianale

Le cose serie cominciano da lì: negli ultimi 9 km non si scherza ed andremo a guadagnare un dislivello di 900 mt. Il conto è presto fatto, la media sul parziale è del 10% .
Complici le belle indicazioni poste ad ogni Km (insomma... belle..... in alcuni casi sono preoccupanti, specie per quel che riguarda le indicazioni sulle pendenze massime), suddividiamo gli ultimi km in tante piccole tappe.

Le indicazioni poste ad ogni Km. Un esempio da copiare

Superati i 2000 mt siamo ormai belli caldi, tratti "relativamente" tranquilli si alternano a strappi violenti, ma vuoi per l'euforia, vuoi per i fantastici scenari che si aprono davanti e dietro di noi, la meta si avvicina quasi in modo indolore.
A pochi km dal passo ci godiamo un 200-300 mt pianeggianti, durante i quali approfittiamo per mettere mano alla borraccia e per ingollare un crostatina.
Ultimi 2 km
Un tratto relativamente tranquillo ci consente di scattare qualche foto con il cellulare e di considerare praticamente chiusa la partita: questo fino all'avvistamento dell'ultimo km e del relativo cartello che ci richiama alla realtà. Toccherà sudarselo fino alla fine, c'è ancora un bel tratto sopra il 10%.
Panorama alle nostre spalle, verso l'alta Val Varaita

Stringiamo i denti fino a qualche centinaio di metri dal traguardo, quando l'ultimo tornante ci regala una manciata di metri quasi pianeggianti.
E' fatta !
Siamo sul colle... è il momento di controllare il cronometro

Sul colle, preso d'assalto dai motociclisti, ci concediamo i soliti rituali della vestizione e ci tocca quasi sgomitare per scattare un paio di foto sotto il consueto cartello.
Ammiriamo la salita dal versante francese da una parte, i tornanti appena scalati dall'altra, e verso Nord la cima del Monviso.
Finalmenti pronti a scendere per la stessa via, veniamo interrogati sulla durezza della salita: più dura questa o lo Stelvio ?
Bé... sono molto diverse... ma questi ultimi 9 km sono davvero mortali...

L'immancabile trofeo

sabato 18 luglio 2009

Fauniera e Sampeyre

Qualcosa dall'alto dei cieli deve aver sorvegliato su questa nostra missione nel cuneese.
Per prima cosa, pur avendo beccato il nubifragio a Lecco, siamo riusciti a passare indenni.
Giunti a Frassino (CN), in Val Varaita, dopo mezz'ora, ha cominciato a piovere seppure in modo leggero.
Anche il forte vento di sabato, lungo il nostro percorso, ci ha graziato.
Ed allora eccolo, il nostro percorso:



Il Fauniera
Una salita vera, impegnativa, che raramente concede tregua. Credo che la sua fama sia totalmente meritata e l'accostamento al Gavia altrettanto meritato (a me è piaciuto più del Gavia, onestamente).
Il profilo altimetrico del colle della Fauniera

Il fondo stradale è in condizioni appena accettabili, ma la quasi totale assenza di traffico motorizzato rende questo problema del tutto trascurabile.
Da Pradleves, dopo aver percorso diversi km in una valle piuttosto stretta, finalmente si raggiungono le malghe di alta montagna, il paesaggio si apre in scorci fantastici e - come un miraggio - sopra di noi compare un santuario edificato in un posto incredibile.
Voltandosi indietro, complice l'aria tersa, ci vengono regalati dei panorami stupendi fin giù verso la pianura ed i colori saturi del verde della malga in contrasto con il cielo azzurro sono una vera gioia per gli occhi.
In vista del Santuario di Castelmagno

Giunti sul Fauniera troviamo l'aria fredda tipica dei passi alpini a quelle quote ed un nugolo di ciclisti che si soffermano a scattare fotografie dinanzi alla statua eretta in memoria di Pantani.
Abbiamo appuntamento con alcuni amici lassù, ma ci concediamo giusto il tempo dei convenevoli per poi coprirci di mantelle e gambali e scendere giù, ritornando brevemente sui nostri passi, verso la Val Maria per andare ad affrontare il colle di Sampeyre


Il Sampeyre:
Il profilo altimetrico del colle di Sampeyre

Verso il Sampeyre: Il Vallone dell'orrido: dalla Val Maira in direzione di Elva
Giunti a Ponte Marmora - sul fondovalle in Val Maira - facciamo una sosta ristoratrice per poi ripartire alla volta del Sampeyre. Dopo un brevissimo tratto, un bivio ci indica la direzione di Elva. Lo prendiamo ed in beve tempo si apre davanti a noi uno scenario incredibile... la strada è sporca di sassi e pietrisco (immagino lo sia sempre un po' ) ma perfettamente praticabile, il vento assente. Traffico manco a parlarne.

Il vallone dell'Orrido verso Elva

E' un tratto che ho sofferto parecchio fisicamente, forse a causa della sosta, forse perchè i primi km non sono esattamente una passeggiata, forse perchè nelle gambe c'erano già parecchi km ed il Fauniera.
Il Sampeyre tutto l'abbiamo sofferto, soprattutto abbiamo sofferto la sua continuità. Una salita con la S maiuscola.

Lo sforzo viene ripagato ampiamente in cima, quando ci si ritrova davanti il Monviso, sulla sinistra si può quasi intravedere il colle dell'Agnello e sulla destra la val Varaita fino alla pianura.
Il panorama è comunque a 360 gradi, una cosa da togliere il fiato.

Epilogo
Un'unica nota dolente: le condizioni del manto stradale a scendere, sia dal Fauniera che dal Sampeyre, una cosa al limite della praticabilità.
Non so quante soste abbiamo fatto per riposare braccia e mani, giunte al limite dello sforzo.

Registriamo sugli strumenti di bordo: 137 Km - 3.300 mt di dislivello circa.

Giornate come queste ci riconciliano con la vita e ci fanno ringraziare di essere al mondo e di avere la salute e le condizioni per poter raggiungere questi traguardi.
Un'ultimo ringraziamento al creatore delle Alpi, uno spettacolo mai uguale a sè stesso e sempre stupendo, da ponente a levante.

domenica 12 luglio 2009

Tirano - Bernina - Julier - Spluga - Colico

Questi siti basati su Google-Map stanno diventando la mia rovina.
L'intera settiimana passata a disegnare percorsi, possibili e impossibili, a fantasticare di cavalcate su prestigiosi passi alpini oppure alla conquista di qualche cima del Challenge BIG.
Poi la consultazione del meteo, anche quella giorno per giorno, perfino esasperante alla fine, in questa estate che non ne vuole sapere di regalare un'intera giornata di bel tempo.

Disegno questo percorso che, nella più rosea delle previsioni, dovrebbe portarmi a raggiungere direttamente l'ammiraglia in quel di Mandello del Lario.
Gli avvenimenti però (alias la mia lentezza) mi costringeranno a limitare il percorso fino al trivio di Fuentes (Colico-Piantedo)




E' un giro impegnativo che mi ha tolto il sonno per giorni. Mi preoccupava più di tutto il farlo in solitaria (cosa inusuale per me), poi il fatto che per il 90% si snoda in terra straniera e poi perchè un eventuale "recupero" avrebbe richiesto parecchio tempo e Km di auto su strade non propriamente comode.

Mi sforzo di non pensarci.....

La partenza è dal mio lettino, in quel di Tirano.
Sveglia alle 5.15 del mattino, ultimi preparativi e colazione con the, fette biscottate, pane e marmellata. Un'occhiata fuori per scrutare il cielo. Davano da sereno a poco nuvoloso, ma quello che vedo verso la Val Poschiavo non sembra particolarmente promettente...
Intorno alle 6.00 sono pronto per partire e decido di farmi un giretto per il paese giusto per non iniziare a freddo la salita che mi porterà al passo del Bernina (oltre 30 km per 1900 metri di dislivello).
Attacco il Bernina alle 6.15. La temperatura è fresca (e diventerà fredda man mano che prenderò quota), inizio con passo regolare senza strafare nella consapevolezza che questo sarà lo scoglio più duro della giornata e che sarà importante limitare i danni.


Salire di buon mattino mi evita in buona parte il traffico estivo che viaggia verso Livigno.
Il primo gradino si conclude a Miralago (quota 1.000 slm circa), dove al viandante si apre la vista sull'ampia conca che ospita il lago di Poschiavo.
La strada spiana e così rimane fin quasi all'uscita da Poschiavo. Un altro km e arrivo a San Carlo. L'attacco vero e proprio del Bernina si trova qui, anche se ormai mi sono già sparato circa 600 mt di dislivello
Nel km successivo un segnale d'allarme: sento delle fitte dolorose nella zona del malleolo destro... azz... che sarà mai ? non ho mai avuto problemi del genere, ma se continua così il rischio di fare dietro-front è quasi una certezza.
Fortuna, come è venuto, il fastidio scompare.
La salita, pur non presentando pendenze proibitive, è lunga ed estenuante. Dopo un altro intervallo a La Rosa (1850 slm), dove la strada spiana in un'amena conca, si riprende a salire fino al bivio de La Motta che porta verso Livigno e poi verso il passo vero e proprio.
Giunto in vista del bivio, vedo spuntare una colonna di ciclisti, proveniente dalla Forcola di Livigno, che sembra non finire mai. E che cavolo (!?).
Raggiunto il bivio mi ritrovo in mezzo a questi colleghi e mi accorgo che indossano un pettorale di gara: "Engadin Rad Maraton". Minc... sono finito in mezzo ad una selva di granfondisti che - manco a dirlo - hanno un passo decisamente superiore al mio.
Tuttavia, giungo allo scollinamento del passo in compagnia di quelli probabilmente più scarsi.
Fa un freddo barbino, mi vesto come si vede, il tempo di ammirare le nevi perenni, di scattare un paio di foto e di mangiare un panino dolce e via, a scendere verso Pontresina e Silvaplana
Lo spettacolo della natura in questo tratto fra il passo del Bernina e Silvaplana, con le cime maestose, i ghiacciai, i laghi, è davvero affascinante.
Il personale addetto alla GF segnala ampiamente l'immancabile presenza dei binari della Raetische Bahn - Ferrovia Retica (trenino rosso)
Poco prima di raggiungere il bivio per il Morterasch c'è un passaggio a livello. Manco a dirlo, ci arrivo insieme ad una decina di granfondisti e dobbiamo bloccarci perchè sta arrivando un treno e le sbarre si stanno abbassando. Un'occasione da non perdere! Tiro fuori il cellulare in tutta fretta e scatto una foto... solo che il treno è già passato ;-(
Ancora poca discesa e poi tocca pedalarla per arrivare fino al bivio per St. Moritz all'altezza di Celerina. Un breve tratto di salita e si giunge alla notissima e prestigiosa località turistica.
Sosta tecnica, e ripartenza in falso piano per raggiungere Silvaplana.
L'attacco dello Julier non è per niente simpatico, con i primi 500 mt al di sopra del 10%. Poi però la salita si fa progressivamente più comoda regalando tratti in falso piano e qualcosina anche in leggera discesa.

La salita è più o meno come me la ricordavo, avendola percorsa in auto qualche anno fa per andare a Coira. Niente di speciale sia tecnicamente sia paesaggisticamente.
Comunque, da Celerina, sono altri 500 metri di dislivello da mettere in saccoccia. Durante questo tratto compare uno dei pochi raggi di sole che la giornata mi regalerà, alla faccia delle previsioni meteo
Giunto al passo manco a dirlo ci trovo un vento gelido che ti si porta via. Di nuovo sosta tecnica per la vestizione, piccola fotografia, il tempo di incassare gli sguardi ammirati (?) di un nugolo di motociclisti, e prendo la discesa verso Tiefencastel. Ecco, questo è stato il momento psicologicamente più difficile e già lo sapevo... scendere di qui porta in quello che si può definire "punto di non-ritorno". Cerco di non pensarci e via... verso la discesa.
Discesa .. discesa... è una parola grossa. Si scende a gradini, con in mezzo diversi tratti in cui tocca pedalare per davvero. Come le odio 'ste cose, cribbio... sapere di partire da 2200 mt e dovendo arrivare ai
700 mt di Thusis uno si aspetterebbe una bella discesona. Macchè... nel primo tratto ci sono un sacco di tornanti ravvicinati... poi si prosegue con un fondo stradale veramente pessimo, poi un tratto che è
ancora peggio per dei lavori in corso. Poi si va avanti con falso-piani, poi una risalita nei pressi di un lago artificiale.
Insomma, questi km mi indispettiscono parecchio. Vengo comunque ripagato dai paesaggi alpini e dalla vista di incantevoli villaggi, ordinatamente raccolti e puliti, con i prati perfettamente sfalciati e l'immancabile
chiesetta posta proprio nel mezzo.
Da Tiefencastel verso Thusis, passate senza troppi problemi un paio di gallerie (mi sono comunque premurato di installare una lucina rossa intermittente sul canotto reggisella), si evita l'ultima prendendo verso destra (ampiamente segnalato il divieto per le bici e la conseguente deviazione). Finalmente a Thusis vado alla ricerca di una fontana che trovo sulla via centrale. Particolarmente generosa di acqua e con la concomitante
presenza di una panchina, perfetta per la mia sosta pranzo (in effetti sono passate le 12.00 ed è il momento di mangiare qualcosa di serio). Bevo copiosamente e nel frattempo ingurgito un panino di bresaola e mezzo panino di crudo. Vengo avvicinato da un indigeno che attacca bottone in un italiano stentato (che è comunque di gran lunga migliore del mio tedesco).
Esprime ammirazione per la bici e per il sottoscritto. Quindi si allontana tutto contento continuando a ripetere "grazie, grazie, grazie". Non è la prima volta che mi capita da queste parti... si incontrano persone qui che sembrano godere della possibilità di scambiare quattro parole con il nostro idioma. Forse perchè questo sembra rinfrescare in loro piacevoli ricordi di anni passati, o forse... non lo so...
Terminate le libagioni, vuoi per la quota relativamente bassa vuoi che finalmente compare un altro raggio di sole, per la prima volta nella giornata ho il coraggio di svestirmi e rimanere con le maniche corte.
Riparto verso Splugen. Questo tratto me lo godo proprio, entrando in una valle selvaggia, stretta come un budello, con le rocce a picco che mettono in seria difficoltà la ricezione satellitare del Garmin.


Tratti di salita, mai troppo impegnativa, si alternano a pianura, brevi discese e così via fin quando - a pochi km da Splugen - si raggiunge un lago e per un breve tratto si pedala paralleli ad una statale trafficatissima.
La risalita verso Splugen prosegue e qui mi becco qualche goccia di poggia, per fortuna l'unica di giornata. Entro in Splugen con il cuore trionfante, sento la gamba ancora "in palla" e, pur non conoscendo affatto la salita, ho bene in mente il suo grafico altimetrico e ormai sento che nulla mi può fermare.
Mi fermo ad un crocevia, scatto un paio di foto (di fronte a me un rettilineo poco promettente che segna l'inizio della salita allo Spluga...). Pronti-via. Al termine del rettilineo una bella serie di ampi tornanti che rendono la salita quasi godibile. I primi 200 metri di dislivello sono una passeggiata. Poi le cose si fanno complicate... comincia ad alzarsi un vento fastidioso e freddo che, a seconda della direzione di salita, soffia a favore o in direzione contraria. Inutile dire che, quando mi soffia in faccia, mi è difficile trattenere il disappunto (o meglio le imprecazioni).
Faccio appello alla mia concentrazione e gioco in difesa nei momenti avversi per ripartire all'attacco nei momenti favorevoli. Diventa quasi un gioco, una sfida, fra me, il vento e la salita.
Arrivo in vista della dogana svizzera e per un attimo mi illudo di aver concluso gli sforzi, non fosse che l'altimetro (che oggi mi ha dato parecchie soddisfazioni...) mi avvisa che sono poco oltre i 2.000 metri.
Ne mancano ancora un centinaio di metri per arrivare al passo, ma vanno via in men che non si dica, sono troppo gasato.
Ed eccomi, finalmente al passo dove, nonostante il vento freddo ed impietoso, mi concedo una comoda sosta per rivestirmi, smangiucchiare qualcosa, fare delle foto. Stavolta mi infilo anche i guanti lunghi, rinuncio però ai gambali (mai usati in tutta la giornata). Giù in discesa verso Chiavenna.... anche qui avevo pensato male.... non ci sono molti tratti dove è possibile fare velocità. Tornanti stretti, fondo stradale in pessime condizioni. Superato il pianoro ed il lago a Monte Spluga, ancora tornanti strettissimi, gallerie ancora più strette e non illuminate, un traffico di auto impossibile.
La valle è impervia ed impressionante, meglio non indugiare troppo a guardarsi in giro. Mentre penso che questo versante è sicuramente migliore fatto in salita, evitando le ore di punta del traffico, cosa che lo trasformerebbe in un incubo, continuo a scendere e l'arrivo a Chiavenna sembra non giungere mai.
Ricevo un sms, mia moglie ha terminato i suoi impegni e viene a recuperarmi a Colico... ok bene.. Dopo ulteriori 7-8 Km finalmente compare il cartello "Chiavenna".
Mi fermo nei pressi della rotonda che smista il traffico verso Maloja-Spluga-Colico-Gordona. Svestizione e ripartenza in direzione di Gordona per evitare la statale.
Questi 20 km di fondo valle sono noiosi, ma aiutato dal vento per diversi minuti riesco a superare i 40 km/h e ad arrivare sul luogo dell'appuntamento in poco più di mezz'ora.
Il sommario della giornata: 205 km - 4000 mt di dislivello - 3 passi alpini - 2 salite inedite (Julier - Spluga). Son soddisfazioni :-)

domenica 28 giugno 2009

Mortirolo da Grosotto

Le salite note verso il Mortirolo sono tre (che compongono il "trittico"). da Mazzo V. e Grosio sul versante Valtellinese e da Monno sul versante della Valcamonica.

Ne esiste una quarta, misconosciuta, che ho fatto per la prima volta un paio di anni fa e ci sono ritornato oggi.
Veramente tostissima fino a quando non si congiunge con quella che sale da Grosio.


Giungendo da Mazzo Valtellina, ecco il primo incrocio dove dovremo svoltare a destra

Altro incrocio: anche in questo caso ci terremo a destra

Ecco che si intravede il nostro Calvario che inizia a salire sulla nostra sinistra

All'entrata nel bosco, un cartello "permanente" non ci scoraggia. Siamo praticamente a luglio: neve e ghiaccio sono ormai scomparsi

Seguiamo le indicazioni di questo cartello, verso Piodaro. Da qui in avanti sarà impossibile sbagliarsi



Ho rilevato i dati dal bivio sulla strada panoramica Mazzo-Grosotto posto poco prima del ponte sul fiume Adda per arrivare fino all'incrocio con la strada che sale da Grosio. L'incrocio è posto
poche centinaia di metri prima di una chiesetta (Pompei)

  • Fondo stradale: discreto, con un 500 mt in bitume bianco.
  • Carreggiata stretta, se si incrocia un'auto bisogna fare le acrobazie per non sganciare i pedali e mettere piede a terra. Nel complesso però il traffico è praticamente nullo
  • Tornanti: alcuni, ma impietosi perchè il più delle volte la strada invece di spianare, si impenna ancora di più
  • Paesaggio: brevi squarci sul fondo valle verso Tirano e, dalla parte opposta, vedute sull'inserzione della Val Grosina.
  • Audio: cicale, grilli, cavallette e qualche pettirosso, frusciare di foglie e rami. Per il resto, si pedala nel silenzio e nella solitudine più assoluti sentendosi letteralmente fuori dal mondo

Distanza: 6,78 Km
Dislivello: 805 mt
Pendenza media: 11,87%


Grafico altimetrico (made with Salitaker)
Dati rilevati ogni 500 mt. con il Garmin Forerunner 305 (dati altimetrici corretti con il plugin di
Sporttracks). In ogni caso, anche se probabilmente meno precisi di quelli barometrici, i dati confermano le mie sensazioni sulla strada (fra il km 1 e il km 2 è una cosa tremenda..)

Ed infine, per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, ecco dove poter scaricare la traccia GPS per il vostro strumento satellitare:
http://www.gpsies.com/map.do?fileId=wkvlnnvixosvebco

sabato 30 agosto 2008

Capo di Ponte - Croce Domini - Colle San Zeno

Quest'oggi trasferta in provincia di Brescia per affrontare un percorso già programmato da tempo, ma che non mancherà di riservare qualche sorpresa.
L'itinerario infatti subirà una sostanziosa e faticosa variazione "in corso d'opera".
Ma veniamo ai fatti.

Predispongo il giro utilizzando uno dei tanti siti che, attraverso l'utilizzo delle API di Google Maps, consente di predisporre itinerari e di vederne kilometraggio e sviluppo altimetrico.

Il programma prevedeva partenza da Capo di Ponte, discesa a Breno, salita al Passo Croce Domini, deviazione verso Dasdana e arrivo a Pisogne passando per Collio, Bovegno e Pezzaze.
Quindi fondo valle da Pisogne verso Capo di Ponte per complessivi 138 Km circa


Questo il percorso "progettato"


....e la relativa altimetria

Ore 7.30
Con il mio compagno di avventura di quest'oggi, carichiamo le bici in auto e partiamo, puntualissimi, in direzione della Valcamonica passando per il passo di Aprica.

Ore 8.30
Arrivo a Capo di Ponte, rapidi preparativi e partenza verso Breno.

L'aria del mattino è frizzante e procediamo al piccolo trotto fino all'ingresso di Breno dove, ad un crocevia che indica il Passo Crocedomini, svoltiamo sulla nostra sinistra e affrontiamo la prima ascesa di giornata.

I primi km si rivelano assolutamente tranquilli e pedalabili, passiamo per piccole frazioni dove è già un brulicare di attività - dal giardinaggio alle piccole manutenzioni.
Giungiamo ad un incrocio e la carreggiata a questo punto si fa molto più ampia. Con uno sguardo ci interroghiamo, sospettando di aver preso, fino a questo punto, una qualche "strada alternativa".
Poco importa, siamo ora certi di essere sulla "strada maestra".
La salita alterna tratti assolutamente tranquilli ad altri con pendenze vicine alla doppia cifra.
Come al mio solito, quando si tratta di affrontare percorsi di questa portata, cerco di risparmiare energie tenendo sempre un occhio sul cardiofrequenzimetro. Inevitabilmente però, specie negli ultimi 6-7 km e per alcuni tratti, devo spingere un poco sull'acceleratore per tenere il passo del mio compagno di viaggio.

Raggiungiamo e superiamo diversi ciclisti, fino a quando a 2 km dallo scollinamento, la strada spiana letteralmente permettendoci di giungere al passo in tutta tranquillità.

Alcune annotazioni sulla salita:
Tecnicamente e ciclisticamente, per pendenze e lunghezza, la si potrebbe accostare ad uno Stelvio o ad uno qualsiasi dei passi alpini più importanti.
Personalmente, nel suo complesso, trovo invece questo accostamente perlomeno azzardato. L'ambiente naturale e paesaggistico offerti sono piuttosto uniformi e "anonimi". Ho trovato la salita gratificante esclusivamente per il lavoro muscolare e, almeno per la mia esperienza, se proprio la dovessi paragonare ad un altro passo alpino, credo che potrei farlo con il versante valtellinese del San Marco.
In conclusione quindi, la si può considerare un'ottima salita per il ciclista, ma appena discreta per il cicloturista.
Aggiungo che, ma questo è un altro problema, negli oltre 20 km di ascesa non siamo riusciti a trovare una sola fontanella dove riempire la borraccia

Visualizza il profilo altimetrico del Croce Domini (link verso Salite.ch)

Ritorniamo alla cronaca....

Giunti al passo, prima ancora di procedere al rituale dell'approvvigionamento e vestizione, osservo non un certo disappunto (per non dire di peggio) che la strada nella direzione che dovremmo prendere NON è asfaltata.
Vicino a noi staziona un gruppetto di giovani e baldi ciclisti che sembrano conoscere bene la zona.
Provvediamo ad interrogarli e ci sconsigliano di proseguire secondo i nostri programmi perchè "ci sono parecchi km di sterrato".
Dopo tutta una serie di ipotesi su possibili varianti, gli stessi ci propongono di seguirli seguendo un percorso a noi totalmente sconosciuto ma che, alla fine, dovrebbe portarci proprio a Pisogne.
Decidiamo di accettare l'invito, firmando la nostra condanna ad una giornata di "passione".
Da questo punto in poi, e fino all'attacco del colle San Zeno, ci toccherà infatti pedalare al loro passo che si rivelerà essere decisamente superiore alle nostre abituali capacità... sigh !!!

La strada sul versante opposto del Croce Domini rivela un paesaggio decisamente più gradevole, ma la velocità imposta dalla discesa ci impedisce di goderne in tutta tranquillità.
In breve tempo e dopo esserci letteralmente tagliati le gambe su alcuni tratti in falso piano, raggiungiamo il lago d'Idro. Qui finalmente possiamo godere di ampi e gradevoli squarci panoramici, nonostante l'incedere del gruppo continui ad essere un po' troppo rapido per i miei gusti.
Rimaniamo al gancio stringendo i denti, siamo ormai completamente disorientati e abbiamo il terrore di perdere il treno di quei ragazzi che ormai sono diventati come dei cani-guida per un non vedente.

Lasciato il lago d'Idro, entriamo in Val Sabbia... mai sentita nominare... ma dopo questa giornata credo che me la ricorderò ben bene.
A questo punto ormai pienamente sotto la canicola, una breve e dolce salita ci porta poi in Val Brembana (questa si... l'ho già sentita da qualche parte eh eh eh ).
Giunti a Brozzo deviamo sulla nostra destra e risaliamo per un tratto pianeggiante verso Tavernole sul Mella per arrivare poi a Lavone dove parte l'ultima e perigliosa ascesa di giornata verso il Colle di San Zeno.
Accompagnati fino a questo crocevia tiriamo un sospiro di sollievo e, prima mentalmente e poi fisicamente, abbandoniamo la compagnia dei nostri improvvisati e forsennati compagni di avventura.

Visualizza il profilo altimetrico del Colle San Zeno (link verso Salite.ch)

Attaccata quest'ultima salita, sotto un sole ed un caldo impietoso, ci rendiamo conto ben presto di avere speso fino a questo punto più di quanto avremmo potuto permetterci.
Il profilo altimetrico non rende assolutamente l'idea di questa salita, che per diversi km alterna tratti praticamente pianeggianti a tratti ampiamente sopra al 10% di pendenza.
Si pedala poi, per oltre 3/4 della salita, completamente allo scoperto e solo nei km finali la vegetazione porta finalmente il conforto di qualche zona d'ombra.
Il risultato finale è uno sfiancante, infinito e doloroso patimento costellato da diverse pause e momenti di autentico scoramento.
Ma alla fine ce la facciamo e, fra mille imprecazioni, finalmente si scollina.
Svuotati di ogni energia prendiamo la discesa verso Pisogne privi di spavalderia e con la mente rivolta con preoccupazione ai 35 km di fondo valle che ancora ci aspettano per ritornare al punto di partenza.
Poco prima di giungere in un piccolo paesetto, decidiamo per una sosta.
Qui sorseggiamo con avidità una meritatissima Cola e mangiamo quel poco che ancora ci è rimasto nei taschini.
La discesa, specie negli ultimi km, si rivela appagante, soprattutto quando giungiamo alla vista mozzafiato su Pisogne ed il Lago d'Iseo.
Da Pisogne in poi percorriamo questi ultimi e noiosissimi km (ma ce l'aspettavamo...) facendo il conto alla rovescia e sognando di essere teletrasportati alla moda di Star Trek.
Fortunatamente il vento favorevole ci dà una mano e, con passo costante, in poco più di un'ora arriviamo finalmente al parcheggio.
Solo in quel momento riusciamo entrambi - incredibilmente (!?) - a sentirci completamente soddisfatti ed appagati dalla giornata trascorsa, lasciandoci alle spalle la fatica e tutti i momenti di difficoltà che questa esperienza ci ha riservato.
Ci scambiamo uno sguardo che vale più di mille parole: alla prossima !

Ecco ora il tracciato realmente percorso:

... e la relativa altimetria:



Il percorso completo è visibile, come di consueto, sul GPSies.com al seguente indirizzo:
http://www.gpsies.com/map.do?fileId=zxrkwuoqgwlfoigd


Appendice:
Il lunedì seguente, al lavoro, incontro uno dei miei compagni di pedalate che era salito qualche settimana prima al Croce Domini. Questo il dialogo:

- Ciao, non sai che avventura, con il Croce Domini !
- Perchè ?
- Scusa, ma tu che giro hai fatto ? A noi hanno detto che c'erano un sacco di km di sterro e quindi....
Risata dell'amico
- Ma và ! Guarda che di sterro ce ne sarà si e no un paio di km e anche molto belli, poi torna ad essere tutta asfaltata !


NO COMMENT !!!!